
Il Re nero d’America, nato ad Honolulu da padre keniota e madre del Kansas. Una vita travagliata, in viaggio, tra perdite familiari importanti, il padre morì in un incidente stradale nel 1982 e vissuta i parte coin i nonni materni e la madre, tutti di carnagione bianca.
La madre di Obama morì di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione dell’autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father. In questo libro pubblicato in Italia da Nutrimenti con il titolo I sogni di mio padre, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca. La conoscenza del suo padre nero assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: “Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte — non ci feci neppure caso.” Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multiculturale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuna e cocaina durante la sua adolescenza per “togliermi dalla testa la domanda su chi fossi.”
Carriera scolastica eccellente, laureato in scienze politiche al Columbia College, divenne avvocato presso l’università di Harvard senza però esercitare la professione. Sempre in prima posizione per lavorare in favore dei diritti civili di tutti, bianchi e neri.
L’impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un’aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Nel 1993 nel favorì l’elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.
Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell’Illinois dal 13° distretto nel quartiere Hyde Park, nel sud di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato.
Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un’assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell’AIDS e programmi di assistenza.
Citato in John Gerring e Joshua Yesnowitz, L’arrischiata scommessa di Barack Obama, traduzione di A. D. R., Le monde diplomatique – il manifesto, aprile 2008, p. 7.:
Non c’è un’America progressista e un’America conservatrice – ci sono gli Stati Uniti d’America. Non c’è un’America nera e un’America bianca, un’America latina e un’America asiatica: ci sono gli Stati Uniti d’America.
[...] Veneriamo un dio onnipotente negli stati blu [a maggioranza democratica] e non amiamo che gli agenti federali ficchino il naso nelle nostre biblioteche negli stati rossi [a maggioranza repubblicana]. Prepariamo il campionato di basket negli stati blu e abbiamo amici gay negli stati rossi. Alcuni patrioti si sono opposti alla guerra in Iraq e alcuni patrioti l’hanno sostenuta. Siamo un solo popolo, abbiamo tutti prestato giuramento di fedeltà alla bandiera, difendiamo tutto gli Stati uniti d’America. (dal discorso del luglio 2004 al convegno democratico)
[I miei genitori mi hanno] dato un nome africano, Barack, che vuol dire “benedetto” pensando che in un’America tollerante il nome che si porta non sia un ostacolo al successo. Hanno immaginato che sarei andato nelle migliori scuole del paese anche se non erano ricchi, perché in un’America generosa non si ha bisogno di essere ricchi per realizzare le proprie potenzialità.
Quando abbiamo superato delle prove apparentemente insuperabili; quando ci hanno detto che non eravamo pronti o che non dovevamo provare o che non potevamo, generazioni di americani hanno risposto con una semplice frase che riassume lo spirito di un popolo.
Sì, noi possiamo.
Questa frase era scritta nei documenti fondatori che dichiaravano il destino di un paese.
Sì, noi possiamo.
È stata mormorata dagli schiavi e dagli abolizionisti, aprendo uno spiraglio di luce verso la libertà nella notte più buia.
Sì, noi possiamo.
Lo hanno cantato i migranti che lasciavano terre lontane e i pionieri che progredivano verso ovest nonostante una natura spietata.
Sì, noi possiamo.
È stato l’appello degli operai che si organizzavano in sindacati; delle donne che lottavano per il diritto di voto; di un presidente che ha fatto della Luna la nostra nuova frontiera; e di un re che ci ha portato in cima alla montagna e ci ha mostrato la strada verso la Terra promessa.
Sì, noi possiamo avere giustizia e uguaglianza. Sì, noi possiamo avere possibilità e prosperità. Sì, noi possiamo guarire questa nazione. Sì, noi possiamo riparare questo mondo.
Sì, noi possiamo. (dal discorso della campagna elettorale nel New Hampshire del 10 gennaio 2008)
Un passaggio del discorso chiave di Obama presso la Convention democratica del 2004, nonché il titolo del suo libro del 2006, “L’audacia della speranza” (Pubblicato in Italia nel 2007 con una prefazione fatta da Veltroni), gli sono state ispirate dai sermoni del reverendo Wright. Nel libro, Obama descrive così la sua crescita in un ambiente non-religioso:
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« Non sono cresciuto in una famiglia religiosa. I miei nonni materni, che erano del Kansas, erano cresciuti in famiglie battiste e metodiste, ma la fede non ha mai veramente messo radici nei loro cuori. Le stesse esperienze di mia madre, una bambina sensibile e immersa nei libri cresciuta in piccole città del Kansas, Oklahoma e Texas, non fecero altro che rinforzare questo scetticismo ereditato. [...] Mio padre è stato quasi totalmente assente dalla mia infanzia, siccome i miei genitori divorziarono quando avevo due anni; ad ogni modo, nonostante mio padre fosse stato educato da musulmano, quando incontrò mia madre era ormai un ateo convinto, che riteneva che la religione fosse solo superstizione. » |
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Obama scrive che le sue convinzioni religiose nacquero intorno ai vent’anni, quando collaborava con alcune chiese locali, organizzando la comunità. Fu qui che capì “il potere della tradizione religiosa afro-americana nello spronare cambiamenti sociali”;
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« Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l’impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica o sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo, che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity United Church of Christ ed essere battezzato. Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo. Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla Sua volontà, e mi dedicai a scoprire la Sua verità.» |
Reazioni del nostro mondo politico (Fonte: Panorama.it)
NAPOLITANO: Il presidente della Repubblica ha detto che ‘’per noi italiani che ci sentiamo intimamente legati sul piano storico e politico, culturale e umano, al popolo americano e agli Stati Uniti d’America, questo è un grande giorno: traiamo dalla sua vittoria e dallo spirito di unità che l’accompagna nuovi motivi di speranza e di fiducia per la causa della libertà, della pace, di un più sicuro e giusto ordine mondiale”.
IL TELEGRAMMA DI BERLUSCONI: “Giungano a lei dall’Italia, un fedele, sincero e riconoscente alleato degli Stati Uniti che non dimentica il sacrificio dei tanti giovani americani caduti per ridare all’Italia e all’Europa la dignità e la libertà, le congratulazioni più cordiali per l’affermazione conseguita al termine di una difficile campagna elettorale dove si è confrontato con un competitore di alto rango”. Cosi’ il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato a Barak Obama. “A nome mio, del Governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende. Sono assolutamente certo”, conclude Berlusconi, “che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi”.
“Sono assolutamente certo che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi”, scrive Berlusconi a conclusione del messaggio, diffuso dall’ufficio stampa di palazzo Chigi.
A queste considerazioni il premier italiano fa seguire gli auguri di buon lavoro: “A nome mio, del governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende”.
FRATTINI: “Siamo convinti, e continueremo ovviamente ad esserlo, che gli Stati Uniti sono e saranno il primo partner internazionale dell’Italia. Con il presidente Obama noi continueremo su una strada di collaborazione e di condivisione, e certamente di sostegno reciproco nelle più grandi regioni di crisi dove l’Italia è fortemente impegnata accanto agli Stati Uniti”: lo ha sottolineato il ministro degli esteri Franco Frattini, durante un’intervista alla trasmissione Panorama del giorno su Canale 5. E il ministro degli Esteri Franco Frattini ha esaltato gli Stati Uniti, definendo il paese una “fucina di democrazia e diritti”, commentando positivamente anche il massiccio afflusso alle urne. Il democratico Barack Obama “è un candidato di assoluta rottura. Che abbia possibilità concrete è un fatto in sè importante”, ha aggiunto Frattini.
“Certamente qualcosa cambierà ma non saranno cambiamenti epocali nelle grandi linee, perché evidentemente l’Italia è stata a fianco degli Stati Uniti nei momenti più difficili. Penso alla crisi dell’Iraq, e come molti decenni fa gli Usa furono a fianco dell’Italia per liberarla dal nazi-fascismo. Queste sono le linee generali, ha proseguito Frattini, di una politica estera che da decenni è e resterà un pilastro per l’Italia”.
“Mi aspetto che il presidente Obama, ha aggiunto il ministro, chieda all’Europa un maggiore impegno sull’Afghanistan, maggiore impegno politico e maggiore impegno militare nella Nato: certamente questo sarà uno dei grandi dossier”.
“Quello dell’Iran, ha inoltre rilevato, è un altro tema estremamente importante. Ho detto mille volte che l’idea di un attacco contro l’Iran sarebbe stato una catastrofe per il Medio Oriente e il resto del mondo. Credo che si troverà un modo per convincere finalmente l’Iran ad abbandonare il suo programma nucleare e offrire una soluzione negoziata. Credo che il presidente Obama lavorerà su questo, e noi ovviamente lo appoggeremo”.
VELTRONI: “Stasera la storia ha preso la strada che volevamo prendesse”, ha detto Veltroni alla festa organizzata dal Pd al Tempio di Adriano a Roma. “Questa notte rimarrà nella storia. Gli Usa hanno fatto una scelta di coraggio in un momento così difficile”.
“Se il vento gira in America poi gira anche da questa parte”, ha aggiunto Veltroni.
“Noi, democratici italiani” ha scritto Veltroni a Obama “abbiamo seguito con passione la sua campagna elettorale, l’affermarsi di una nuova leadership e di nuove idee capaci di conquistare i cuori e la mente degli americani e di affermare una visione del mondo fatta di progresso, solidarietà, uguaglianza, sviluppo compatibile”.
“Tra l’Italia e gli Stati Uniti c’è una lunga tradizione di amicizia che ha al suo centro la vittoria contro il fascismo e il nazismo e la difesa dai totalitarismi. La sua vittoria e il suo arrivo alla Casa Bianca sono accolti dal popolo italiano come una positiva possibilità di rafforzare questa amicizia e collaborazione. A questo noi ci impegniamo, volendo anche rafforzare i legami che da sempre ci uniscono al Partito democratico degli Stati Uniti. Le invio” conclude Veltroni, che ha indirizzato un messaggio anche a McCain “i miei più cordiali saluti e i nostri complimenti”.
D’ALEMA: Per Massimo D’Alema, con la vittoria di Obama, Silvio Berlusconi sarà sì “pronto ad andare d’accordo anche con lui”, ma resterebbe “fuori gioco”. La vittoria di Obama rappresenta, per l’ex ministro degli Esteri, “la sconfitta della cultura del nostro premier che appartiene ad un’altra epoca e finirà con la presidenza Bush”.
Secondo D’Alema, Obama è un politico che “ha dimostrato grande disinvoltura dal punto di vista dei principi. Tifiamo per lui non perché siamo anche noi democratici, ma perché gran parte del mondo si aspetta un cambiamento globale. Anche in Italia sappiamo bene che Obama lavorerebbe meglio con il nostro paese e con l’intera Unione europea”.
VATICANO: “Dio illumini” Obama nella sua “grandissima responsabilità” è l’auspicio della Santa Sede nell’esprimere al 44/esimo presidente degli Stati Uniti gli “auguri di poter rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui”, anche per quanto riguarda “il rispetto dei valori umani e spirituali essenziali”.
BOSSI: Disilluso Umberto Bossi: ‘’Secondo me, nero o bianco non cambia’’, ha detto il senatur che però ha riconosciuto come Obama sia ‘’stato più bravo a fare la campagna elettorale’’.
‘’Nero o bianco non cambia’’, ha spiegato alla festa del consolato americano a Milano, perché ‘’la politica americana la fanno le grandi imprese. Non è un uomo che cambia le cose, chiunque sarà eletto verrà assorbito dal sistema. Chiunque viene eletto negli Stati Uniti è in continuità’’.
COSSIGA: Vince Obama e Francesco Cossiga invia le sue congratulazioni non al leader democratico americano ma a quello italiano, Walter Veltroni. Il presidente emerito della Repubblica ha infatti inviato questa notte a Veltroni il seguente telegramma: “Caro Veltroni” ironizza l’ex capo dello Stato “ti invio le mie più vive congratulazioni per il grande successo ottenuto da te e dal Partito Democratico che oggi guidi con la elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, elezione alla quale hai certamente dato un contributo decisivo con la tua presenza negli Usa. Io penso che l’Italia avrà in futuro dalla Casa Bianca un ascolto, un molto maggiore ascolto, che non l’Italietta di Alcide De Gasperi e di quel ‘partito di malaffare’ che fu la Democrazia Cristiana, Ad maiora! Cordialmente Francesco Cossiga”.
LA RUSSA: ‘’Onore al merito al non giovane McCain che si è battuto come un leone e che ha riconosciuto la vittoria di Obama, come mi piacerebbe che facessero ovunque dopo le elezioni’’, ha detto La Russa.
‘’Sarebbe da provinciali” ha quindi aggiunto il reggente di An “salire o scendere sul carro del vincitore. La politica americana è assai diversa da quella italiana e, soprattutto, le distanze culturali e ideologiche che vi sono fra le due aree politiche sono assolutamente diverse da quelle che esistono in Europa e soprattutto in Italia’’.
Secondo il ministro della Difesa, ‘’in politica estera cambierà davvero molto poco, per quanto attiene all’Europa e all’Italia. E’ invece da vedere cosa succederà nella politica interna Usa. Se Obama mettesse in campo veramente la volontà di seguire il programma che ha già illustrato, riconosco che sarebbe probabilmente un bene per gli Stati Uniti, ma sarebbe un male per l’Europa e per l’Italia perché” conclude La Russa “ci sarebbe una maggiore chiusura e avremmo quindi qualche problema in più”.
Dulcis in fundo: (!!!)
DI PIETRO: “L’Italia ha bisogno di risollevarsi di per sé. Non sogniamo che adesso arriva Obama e risolve i problemi italiani. Quelli li dobbiamo risolvere noi, con una crisi economica ed una stagnazione enorme, con una credibilità delle istituzioni prossima allo zero”.