Teatro de’Servi (Roma): “A volte un gatto” di Cristiano Censi

Posted in Teatro con i tag , , , on Novembre 23, 2008 by isabellaricci

E ti ritrovi una sera seduta sulla comoda poltrona di un teatro di Roma (Il Teatro de’Servi) mentre a luci spente aspetti che si apra il sipario, sapendo che in quella scatola di emozioni che è davanti a te e che si chiama palcoscenico, sta per sbucare, in una veste insolita, una delle tre persone che per ben tre anni hanno fatto della tua vita un gioco meraviglioso, il mondo del teatro, il loro mondo.
In questo caso sto parlando di Julio Solinas. Artista eclettico con un curriculum che spazia tra teatro( nella veste sia di attore che di regista), danza, canto, televisione e via dicendo. Julio, ha il grande dono di una mimica eccezionale, il che lo rende un grande interprete anche quando, come in questo caso, nello spettacolo “A volte un gatto” di Cristiano Censi, si trova a vestire i panni di Cristoforo, un gatto di strada sottratto, suo malgrado a quella vita da scapolo impenitente, un pò indolente, libero di girovagare e segnare il suo territorio ovunque gli piacesse, senza essere succube della sua cassettina! La famiglia che in un certo senso ne ha segnato il destino (Luciana Frazzetto e Alberto Bognanni) è una famiglia come tante, afflitta dalle nevrosi tipiche provocate dal fantasma dell’abitudinarietà, sempre aleggiante in una coppia e che ne determina spesso l’usura fino a provocarne il distacco. Ma non è il solo a dover subire e gestire suo malgrado questa convivenza malsana con il mondo degli umani. A fargli compagnia una cagnetta, Isadora (Siddharta Prestinari), dal pedigree certificato. I due nonostante le differenze oggettive di razza e di ceto, riescono a comunicare e a comprendersi alla perfezione, cosa che invece i due umani, loro padroni, non riescono a fare neanche tra di loro. Una commedia sulle esigenze non ascoltate. La poca attenzione ai bisogni dell’altro, il non mettersi in gioco, il non prendere l’iniziativa creando in questa maniera solo ed esclusivamente incomprensioni, dei vuoti enormi difficili da colmare che corrodono lentamente l’unitarietà di un vincolo. E questo sia nei rapporti tra gli umani che in quelli tra padroni ed animali stessi. Quanto imponiamo di noi a quegli esserini inconsapevoli che accogliamo nelle nostre case per sopperire, per lo più, ad un bisogno egoistico, seppur inconscio, di cibare la nostra solitudine con strati di affetto? Tanto! Molto spesso prendiamo da loro molto di più di quello che riceviamo…
Se non sbaglio è lo stesso Cristoforo a suggerire questa massima valida per entrambi, animali e uomini: “Perché continuate a farci delle domande se poi non capite le risposte?”
Da sottolineare che in questo caotico universo dove animali e uomini di pari passo si muovono e interagiscono, entrambi gli attori che interpretano i due animali, lo fanno senza alcun trucco scenico ( senza costumi che ne evidenzino la loro natura, senza modifiche ai loro timbri vocali per farli più somiglianti ai personaggi da loro interpretati, niente code, baffi finti o orecchie pelose, insomma!). Tutto è rimesso alla loro padronanza scenica e alla loro capacità di essere personaggio. Mi viene spontaneo dire che, indipendentemente dal fatto che stimo Julio Solinas sia dal punto di vista personale che artistico, il gatto Cristoforo, da lui interpretato, era proprio un gatto vero e proprio, ex randagio, annoiato della sua nuova vita anche lui schiavo delle nuove dipendenze, con le sue angoscie e i suoi bisogni che immancabimente venivano disattesi dai suoi padroni troppo presi da sè stessi. La sua gestualità permette allo spettatore di concepirlo come tale. Sin dall’inizio, da quando sbuca all’improvviso sulla scena, non hai dubbi di sorta, viene spontaneo pensare dentro di te ” Ecco, quello è Cristoforo, il gatto”!

Isabella Ricci

Clerks – commessi (1994)

Posted in Cinema con i tag on Novembre 22, 2008 by isabellaricci


Fonte wikipedia
Clerks – commessi è un film di Kevin Smith del 1994, con Brian O’Halloran, Jeff Anderson, Marilyn Ghigliotti, Lisa Spoonhauer, Jason Mewes, Kevin Smith, Scott Mosier. Prodotto in USA. Durata: 92 minuti.

Film indipendente, “politicamente scorretto”, a basso budget (è costato soltanto 53.000 dollari, metà utilizzati per la produzione vera e propria e metà per l’acquisto dei diritti sui brani musicali); fu girato in 16 mm nel negozio stesso in cui Smith lavorava all’epoca, prevalentemente di notte e durante la chiusura del market.
Il permesso di girare gli venne accordato dal proprietario a patto che avesse girato unicamente al di fuori dall’orario di apertura. Il film offre con la rottura del lucchetto che tiene chiusa la serranda una spiegazione al fatto che la stessa è abbassata durante tutto lo svolgimento della storia.
Il “Quick Stop” e la videoteca del film si trovano al numero 58 di Leonard Ave., a Leonardo (New Jersey).


Presentato nella Settimana Internazionale della Critica al 47° Festival di Cannes, ha vinto il Premio Mercedes-Benz al miglior film della sezione, premio al festival Sundance e premio del pubblico al festival di Deauville sempre nel 1994.
Il film racconta le vicende di una intera giornata di un commesso di minimarket nella periferia americana, Dante Hicks, costretto a recarsi al lavoro il suo giorno di riposo.
Tra dialoghi contorti e surreali, gag divertenti e grottesche (memorabile la polemica sulla posizione politica dei subappaltatori che stavano costruendo la seconda Morte Nera di Guerre Stellari e la scena del signore anziano che chiede di utilizzare il bagno), la giornata di Dante passa di guaio in guaio, peggiorando sempre più.
Insieme a Dante ci sarà a fargli compagnia Randal, il ragazzo che lavora al videonoleggio accanto al minimarket, perennemente in pausa.

Jeff Anderson, che interpreta il ruolo di Randal, non aveva mai recitato prima. Oltre che in Clerks II, lo si può notare anche nelle seguenti opere di Kevin Smith: Dogma e Jay and Silent Bob Strike Back.
Il costo dei diritti per l’utilizzo della musica presente nel film (circa 27′000 dollari) supera il costo totale della lavorazione (circa 26′800). E’ il primo caso nella storia del cinema.

Jay & Silent Bob sono due spacciatori del New Jarsey, Jay  sboccato, loquace e spesso logorroico ragazzo sulla trentina, alto circa 1,80 m, con i capelli lisci, lunghi e biondi, e porta sempre un cappello di lana e vestiti da rapper; Bob, invece, porta sempre un cappello da Baseball dei New York Yankees, il mitico cappotto verde scuro e soprattutto sta quasi sempre zitto, come dice appunto il suo nome (nella versione italiana  viene chiamato Bob Linguasecca).


Nella scena in cui Randal sciorina una serie di titoli di film porno alla giovane madre con bambina in braccio venne girata in due ambienti diversi in quanto Jeff Anderson si rifiutò di leggere la lista di fronte a lei. Malgrado questo, le reazioni della madre vennero filmate mentre la lista le veniva letta in un secondo tempo.

Il montaggio originale vedeva il film terminare con l’uccisione di Dante da parte di un rapinatore. La scena venne tagliata nella versione definitiva ma può essere vista negli extra del DVD pubblicato da Miramax.

Una chicca V.M. anni 18!!!


Ma chi ha scritto realmente il “Yes we can” di Obama?? Veltroni??? Naaaaa!

Posted in Fatti curiosi e proteste! con i tag , , , on Novembre 11, 2008 by isabellaricci

Da Tgcom

L’inventore di “Yes we can”? Un 27enne: Jon Favreau. Un nome praticamente sconosciuto ma praticamente mezzo mondo conosce le sue parole. “Yes, we can”, lo slogan elettorale del candidato democratico lo ha creato lui. Come la maggior parte dei discorsi di Obama, compreso l’ultimo fatto a Chicago dopo l’elezione.

Il suo mestiere è lo speechwriter, viene da un piccolo paesino del Massachusetts, ha studiato alla Holy Cross, l’Università dei gesuiti. S’è laureato nel 2003 e gli hanno trovato un posto da stagista nello staff della campagna elettorale di John Kerry che correva per la presidenza contro Bush. Ed è in quella fallimentare campagna che conosce Obama.  Alla convention di Boston Barack stava per fare il discorso più importante della sua carriera. L’aveva scritto da solo. Favreau si avvicina a Obama per dirgli: “C’è un refuso nella prima riga, non vorrei che facesse una figuraccia”. E’ bastato questo a renderlo incancellabile nella memoria di Obama e a farlo richiamare due anni dopo per offrirgli un posto.


Fonte: Il Giornale.it

Il discorso della vittoria di Obama l’ha scritto in un giorno: «Il cambiamento è arrivato. Questo è il nostro momento. Questo è il nostro tempo. Yes we can». Certo, ancora. Sempre. Queste sono le parole: di Obama e le sue.
Jon Favreau se l’è inventate la sera della prima sconfitta, in New Hampshire, l’8 gennaio, quando infilò alla fine del discorso il ritmo del ritornello. Obama affascina quando parla? Ecco dietro c’è lui, Jon, che scrive dietro le quinte, che trova la chiave, lo spunto, l’idea, sempre con il suo orologio puntato sulla deadline. «Tre minuti per riga, non di più». In aereo, in una stanza d’albergo, negli spogliatoi della palestra di un liceo.
Ovunque ci fosse un discorso di Obama, c’era Jon. Invisibile e fondamentale. Come a Chicago, nella notte della vittoria. Stanza 332 dell’Hotel Hyatt: ha dovuto accendere il pc e infilare di corsa la citazione del discorso di «resa» di McCain. Poi ha mandato e ha aspettato l’ok. Perché Obama legge, fa qualche correzione, poi chiama Favreau e chiudono la versione finale dello speech.
Adesso Jon è «Fav», il diminutivo con cui tutti quelli dello staff lo chiamano per fare in fretta. Anche Obama che un giorno gli ha pulito la scrivania: nel baseball Barack tifa per i White Sox di Chicago, Favreau per i Red Sox di Boston. Nel 2005, Chicago perse 3 a 0, allora il senatore si presentò con una scopetta nella stanza di Jon e gli disse: «Hai vinto, oggi lavoro io per te. Dove c’è da spazzare?». C’erano carte e lattine di Diet Coke ovunque. Perché Jon non lavora da solo, ha un piccolo staff di due persone: hanno 26 e 30 anni. «Il discorso più difficile? Non quello della vittoria. Forse quello dell’Iowa. La prima riga venne da sola: “Dicevano che questo giorno non sarebbe mai arrivato”. Poi fu complicato, perché era l’inizio di un’avventura».

Ventuno mesi. A letto alle due, sveglia alle 5. Blackberry in mano, sempre. Ora Washington. Sarà il capo degli speechwriter della Casa Bianca.

Yes he can!!!!

Il Re nero d’America e le reazioni del nostro mondo politico.

Posted in Fatti curiosi e proteste! con i tag , , , , , on Novembre 11, 2008 by isabellaricci

Il Re nero d’America, nato ad Honolulu da padre keniota e madre del Kansas. Una vita travagliata, in viaggio,  tra perdite familiari importanti, il padre morì in un incidente stradale nel 1982 e vissuta i parte coin i nonni materni  e la madre, tutti di carnagione bianca.

La madre di Obama morì di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione dell’autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father. In questo libro pubblicato in Italia da Nutrimenti con il titolo I sogni di mio padre, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca. La conoscenza del suo padre nero assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: “Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte — non ci feci neppure caso.” Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multiculturale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuna e cocaina durante la sua adolescenza per “togliermi dalla testa la domanda su chi fossi.”

Carriera scolastica eccellente, laureato in scienze politiche al Columbia College, divenne avvocato presso l’università di Harvard senza però esercitare la professione. Sempre in prima posizione per lavorare in favore dei diritti civili di tutti, bianchi e neri.
L’impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un’aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Nel 1993 nel favorì l’elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.

Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell’Illinois dal 13° distretto nel quartiere Hyde Park, nel sud di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato.
Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un’assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell’AIDS e programmi di assistenza.

Citato in John Gerring e Joshua Yesnowitz, L’arrischiata scommessa di Barack Obama, traduzione di A. D. R., Le monde diplomatique – il manifesto, aprile 2008, p. 7.:

Non c’è un’America progressista e un’America conservatrice – ci sono gli Stati Uniti d’America. Non c’è un’America nera e un’America bianca, un’America latina e un’America asiatica: ci sono gli Stati Uniti d’America.
[...] Veneriamo un dio onnipotente negli stati blu [a maggioranza democratica] e non amiamo che gli agenti federali ficchino il naso nelle nostre biblioteche negli stati rossi [a maggioranza repubblicana]. Prepariamo il campionato di basket negli stati blu e abbiamo amici gay negli stati rossi. Alcuni patrioti si sono opposti alla guerra in Iraq e alcuni patrioti l’hanno sostenuta. Siamo un solo popolo, abbiamo tutti prestato giuramento di fedeltà alla bandiera, difendiamo tutto gli Stati uniti d’America.
(dal discorso del luglio 2004 al convegno democratico)

[I miei genitori mi hanno] dato un nome africano, Barack, che vuol dire “benedetto” pensando che in un’America tollerante il nome che si porta non sia un ostacolo al successo. Hanno immaginato che sarei andato nelle migliori scuole del paese anche se non erano ricchi, perché in un’America generosa non si ha bisogno di essere ricchi per realizzare le proprie potenzialità.

Quando abbiamo superato delle prove apparentemente insuperabili; quando ci hanno detto che non eravamo pronti o che non dovevamo provare o che non potevamo, generazioni di americani hanno risposto con una semplice frase che riassume lo spirito di un popolo.
Sì, noi possiamo.
Questa frase era scritta nei documenti fondatori che dichiaravano il destino di un paese.
Sì, noi possiamo.
È stata mormorata dagli schiavi e dagli abolizionisti, aprendo uno spiraglio di luce verso la libertà nella notte più buia.
Sì, noi possiamo.
Lo hanno cantato i migranti che lasciavano terre lontane e i pionieri che progredivano verso ovest nonostante una natura spietata.
Sì, noi possiamo.
È stato l’appello degli operai che si organizzavano in sindacati; delle donne che lottavano per il diritto di voto; di un presidente che ha fatto della Luna la nostra nuova frontiera; e di un re che ci ha portato in cima alla montagna e ci ha mostrato la strada verso la Terra promessa.
Sì, noi possiamo avere giustizia e uguaglianza. Sì, noi possiamo avere possibilità e prosperità. Sì, noi possiamo guarire questa nazione. Sì, noi possiamo riparare questo mondo.
Sì, noi possiamo.
(dal discorso della campagna elettorale nel New Hampshire del 10 gennaio 2008)

Un passaggio del discorso chiave di Obama presso la Convention democratica del 2004, nonché il titolo del suo libro del 2006, “L’audacia della speranza” (Pubblicato in Italia nel 2007 con una prefazione fatta da Veltroni), gli sono state ispirate dai sermoni del reverendo Wright. Nel libro, Obama descrive così la sua crescita in un ambiente non-religioso:


« Non sono cresciuto in una famiglia religiosa. I miei nonni materni, che erano del Kansas, erano cresciuti in famiglie battiste e metodiste, ma la fede non ha mai veramente messo radici nei loro cuori. Le stesse esperienze di mia madre, una bambina sensibile e immersa nei libri cresciuta in piccole città del Kansas, Oklahoma  e  Texas, non fecero altro che rinforzare questo scetticismo ereditato. [...] Mio padre è stato quasi totalmente assente dalla mia infanzia, siccome i miei genitori divorziarono quando avevo due anni; ad ogni modo, nonostante mio padre fosse stato educato da musulmano, quando incontrò mia madre era ormai un ateo convinto, che riteneva che la religione fosse solo superstizione. »


Obama scrive che le sue convinzioni religiose nacquero intorno ai vent’anni, quando collaborava con alcune chiese locali, organizzando la comunità. Fu qui che capì “il potere della tradizione religiosa afro-americana nello spronare cambiamenti sociali”;


« Fu a causa di queste nuove comprensioni, cioè che l’impegno religioso non richiedeva di sospendere il pensiero critico, di smettere di lottare per la giustizia economica o sociale, o di ritirarmi da quel mondo che conoscevo e amavo, che fui finalmente capace di camminare nella navata della Trinity United Church of Christ ed essere battezzato. Fu una scelta consapevole, non una rivelazione; le domande che mi ponevo non sparirono di colpo. Ma inginocchiandomi sotto la croce nel South Side di Chicago, sentii lo spirito di Dio che mi attraeva. Mi piegai alla Sua volontà, e mi dedicai a scoprire la Sua verità.»

Reazioni del nostro mondo politico (Fonte: Panorama.it)

NAPOLITANO: Il presidente della Repubblica ha detto che ‘’per noi italiani che ci sentiamo intimamente legati sul piano storico e politico, culturale e umano, al popolo americano e agli Stati Uniti d’America, questo è un grande giorno: traiamo dalla sua vittoria e dallo spirito di unità che l’accompagna nuovi motivi di speranza e di fiducia per la causa della libertà, della pace, di un più sicuro e giusto ordine mondiale”.

IL TELEGRAMMA DI BERLUSCONI: “Giungano a lei dall’Italia, un fedele, sincero e riconoscente alleato degli Stati Uniti che non dimentica il sacrificio dei tanti giovani americani caduti per ridare all’Italia e all’Europa la dignità e la libertà, le congratulazioni più cordiali per l’affermazione conseguita al termine di una difficile campagna elettorale dove si è confrontato con un competitore di alto rango”. Cosi’ il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato a Barak Obama. “A nome mio, del Governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende. Sono assolutamente certo”, conclude Berlusconi, “che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi”.
“Sono assolutamente certo che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi”, scrive Berlusconi a conclusione del messaggio, diffuso dall’ufficio stampa di palazzo Chigi.
A queste considerazioni il premier italiano fa seguire gli auguri di buon lavoro: “A nome mio, del governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende”.

FRATTINI: “Siamo convinti, e continueremo ovviamente ad esserlo, che gli Stati Uniti sono e saranno il primo partner internazionale dell’Italia. Con il presidente Obama noi continueremo su una strada di collaborazione e di condivisione, e certamente di sostegno reciproco nelle più grandi regioni di crisi dove l’Italia è fortemente impegnata accanto agli Stati Uniti”: lo ha sottolineato il ministro degli esteri Franco Frattini, durante un’intervista alla trasmissione Panorama del giorno su Canale 5. E il ministro degli Esteri Franco Frattini ha esaltato gli Stati Uniti, definendo il paese una “fucina di democrazia e diritti”, commentando positivamente anche il massiccio afflusso alle urne. Il democratico Barack Obama “è un candidato di assoluta rottura. Che abbia possibilità concrete è un fatto in sè importante”, ha aggiunto Frattini.
“Certamente qualcosa cambierà ma non saranno cambiamenti epocali nelle grandi linee, perché evidentemente l’Italia è stata a fianco degli Stati Uniti nei momenti più difficili. Penso alla crisi dell’Iraq, e come molti decenni fa gli Usa furono a fianco dell’Italia per liberarla dal nazi-fascismo. Queste sono le linee generali, ha proseguito Frattini, di una politica estera che da decenni è e resterà un pilastro per l’Italia”.
“Mi aspetto che il presidente Obama, ha aggiunto il ministro, chieda all’Europa un maggiore impegno sull’Afghanistan, maggiore impegno politico e maggiore impegno militare nella Nato: certamente questo sarà uno dei grandi dossier”.
“Quello dell’Iran, ha inoltre rilevato, è un altro tema estremamente importante. Ho detto mille volte che l’idea di un attacco contro l’Iran sarebbe stato una catastrofe per il Medio Oriente e il resto del mondo. Credo che si troverà un modo per convincere finalmente l’Iran ad abbandonare il suo programma nucleare e offrire una soluzione negoziata. Credo che il presidente Obama lavorerà su questo, e noi ovviamente lo appoggeremo”.

VELTRONI: “Stasera la storia ha preso la strada che volevamo prendesse”, ha detto Veltroni alla festa organizzata dal Pd al Tempio di Adriano a Roma. “Questa notte rimarrà nella storia. Gli Usa hanno fatto una scelta di coraggio in un momento così difficile”.
“Se il vento gira in America poi gira anche da questa parte”, ha aggiunto Veltroni.
“Noi, democratici italiani” ha scritto Veltroni a Obama “abbiamo seguito con passione la sua campagna elettorale, l’affermarsi di una nuova leadership e di nuove idee capaci di conquistare i cuori e la mente degli americani e di affermare una visione del mondo fatta di progresso, solidarietà, uguaglianza, sviluppo compatibile”.
“Tra l’Italia e gli Stati Uniti c’è una lunga tradizione di amicizia che ha al suo centro la vittoria contro il fascismo e il nazismo e la difesa dai totalitarismi. La sua vittoria e il suo arrivo alla Casa Bianca sono accolti dal popolo italiano come una positiva possibilità di rafforzare questa amicizia e collaborazione. A questo noi ci impegniamo, volendo anche rafforzare i legami che da sempre ci uniscono al Partito democratico degli Stati Uniti. Le invio” conclude Veltroni, che ha indirizzato un messaggio anche a McCain “i miei più cordiali saluti e i nostri complimenti”.

D’ALEMA: Per Massimo D’Alema, con la vittoria di Obama, Silvio Berlusconi sarà sì “pronto ad andare d’accordo anche con lui”, ma resterebbe “fuori gioco”. La vittoria di Obama rappresenta, per l’ex ministro degli Esteri, “la sconfitta della cultura del nostro premier che appartiene ad un’altra epoca e finirà con la presidenza Bush”.
Secondo D’Alema, Obama è un politico che “ha dimostrato grande disinvoltura dal punto di vista dei principi. Tifiamo per lui non perché siamo anche noi democratici, ma perché gran parte del mondo si aspetta un cambiamento globale. Anche in Italia sappiamo bene che Obama lavorerebbe meglio con il nostro paese e con l’intera Unione europea”.

VATICANO: “Dio illumini” Obama nella sua “grandissima responsabilità” è l’auspicio della Santa Sede nell’esprimere al 44/esimo presidente degli Stati Uniti gli “auguri di poter rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui”, anche per quanto riguarda “il rispetto dei valori umani e spirituali essenziali”.

BOSSI: Disilluso Umberto Bossi: ‘’Secondo me, nero o bianco non cambia’’, ha detto il senatur che però ha riconosciuto come Obama sia ‘’stato più bravo a fare la campagna elettorale’’.
‘’Nero o bianco non cambia’’, ha spiegato alla festa del consolato americano a Milano, perché ‘’la politica americana la fanno le grandi imprese. Non è un uomo che cambia le cose, chiunque sarà eletto verrà assorbito dal sistema. Chiunque viene eletto negli Stati Uniti è in continuità’’.

COSSIGA: Vince Obama e Francesco Cossiga invia le sue congratulazioni non al leader democratico americano ma a quello italiano, Walter Veltroni. Il presidente emerito della Repubblica ha infatti inviato questa notte a Veltroni il seguente telegramma: “Caro Veltroni” ironizza l’ex capo dello Stato “ti invio le mie più vive congratulazioni per il grande successo ottenuto da te e dal Partito Democratico che oggi guidi con la elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, elezione alla quale hai certamente dato un contributo decisivo con la tua presenza negli Usa. Io penso che l’Italia avrà in futuro dalla Casa Bianca un ascolto, un molto maggiore ascolto, che non l’Italietta di Alcide De Gasperi e di quel ‘partito di malaffare’ che fu la Democrazia Cristiana, Ad maiora! Cordialmente Francesco Cossiga”.

LA RUSSA: ‘’Onore al merito al non giovane McCain che si è battuto come un leone e che ha riconosciuto la vittoria di Obama, come mi piacerebbe che facessero ovunque dopo le elezioni’’, ha detto La Russa.
‘’Sarebbe da provinciali” ha quindi aggiunto il reggente di An “salire o scendere sul carro del vincitore. La politica americana è assai diversa da quella italiana e, soprattutto, le distanze culturali e ideologiche che vi sono fra le due aree politiche sono assolutamente diverse da quelle che esistono in Europa e soprattutto in Italia’’.
Secondo il ministro della Difesa, ‘’in politica estera cambierà davvero molto poco, per quanto attiene all’Europa e all’Italia. E’ invece da vedere cosa succederà nella politica interna Usa. Se Obama mettesse in campo veramente la volontà di seguire il programma che ha già illustrato, riconosco che sarebbe probabilmente un bene per gli Stati Uniti, ma sarebbe un male per l’Europa e per l’Italia perché” conclude La Russa “ci sarebbe una maggiore chiusura e avremmo quindi qualche problema in più”.

Dulcis in fundo: (!!!)

DI PIETRO: “L’Italia ha bisogno di risollevarsi di per sé. Non sogniamo che adesso arriva Obama e risolve i problemi italiani. Quelli li dobbiamo risolvere noi, con una crisi economica ed una stagnazione enorme, con una credibilità delle istituzioni prossima allo zero”.


Vorrei

Posted in I miei pensieri on Ottobre 28, 2008 by isabellaricci


Vorrei poter conoscere le parole più belle per raccontarti fiabe mai narrate.

Vorrei possedere i gesti, gli sguardi, le carezze per farti dono della serenità
vorrei poterti regalare la forza per affrontare le cose,
l’Amore per poter sopportare la Vita,
la gioia per vedere i tuoi occhi sorridere sempre.

Vorrei conoscere le combinazioni di colori giuste per poter disegnare il mondo come lo vorresti tu.
Vorrei poter rubare il calore del sole per scaldare il tuo cuore in quei giorni di burrasca quando sembra che tutti ce l’abbiano con te.
Vorrei trasformare le tue lacrime in diamanti di sale e asciugare il tuo viso col vento dei cambiamenti.
Vorrei regalarti il profumo dei mandorli in fiore per dirti che niente è sterile, ma tutto, compresa la tua Anima, è fruttifero, che dopo un’inverno gelido tutto rinasce ancora una volta, che nulla muore per sempre.
Vorrei aver udito queste parole almeno una volta per poter dire di aver conosciuto l’Amore….

Isabella Ricci

Isabella

Posted in 1 on Ottobre 21, 2008 by isabellaricci

Ho sognato di cieli aperti. Di quelli che si guardano sdraiati a terra, come i bambini, con il naso all’insù. Fantasticando con le nuvole, giocando ad attribuire ad ognuna una sua forma, un’idea del proprio sentire: la mia Anima.

Ho sognato immense pianure, distese di nulla e di tutto al tempo stesso, ma quel tutto erano i miei desideri e quel nulla era nel mio cuore: la mia paura.

Ho sognato il vento, un forte vento, che portava con sè una musica che non avevo mai ascoltato. E l’eco ne ripeteva le note quasi ossessivamente, un ritornello fine a sè stesso: la mia vita.

Ho sognato di notti infinite, di stelle luminose e di lune immense soverchiare la mia piccolezza nel loro immenso candore: i miei limiti.

Ho sognato la sabbia rossa del deserto, dune a perdita d’occhio e un sole accecante, impietoso e ho provato l’arsura: la mia sete di amore.

Ho aperto gli occhi e davanti allo specchio, lì davanti, non c’era nessun riflesso di me….

Pablo Neruda. Il ribelle.

Posted in Incipit o brani degli autori che preferisco con i tag , , on Ottobre 11, 2008 by isabellaricci

Pablo Neruda
IL RIBELLE
Caronte: io sarò uno scandalo sulla tua barca.
Mentre le altre ombre pregheranno, gemeranno o piangeranno,
E sotto il tuo sguardo da sinistro patriarca
Timide e tristi, sottovoce, supplicheranno,
Io andrò come un’allodola cantando lungo il fiume
E inonderò la tua barca col mio profumo selvaggio,
E illuminerò le onde dell’oscuro ruscello
Come una lanterna azzurra che illumini il cammino.
Per quanto tu non voglia, per quanti sinistri lampi
Mi lancino tuoi occhi, maestri di terrore,
Caronte, io sulla tua barca sarò come uno scandalo.
Ed esausta d’ombra, di coraggio e di freddo,
Quando vorrai lasciarmi sulla riva del fiume
Saranno le tue braccia a depormi come conquista di vandalo.

Sì..uno scandalo…bellissima questa poesia…l’animo ribelle contro il traghettatore della morte…uno scandalo…versi forti e audaci…


Giordano Luca: La barca di Caronte

E la Gelmini è passata…

Posted in Fatti curiosi e proteste! con i tag , on Ottobre 10, 2008 by isabellaricci

Vabbè, dal titolo sembra un pò una malattia virale…per certi versi…

Allora conosciamo insieme, grossomodo, le nuove novità che attendono le future generazioni fino a che Gelmini non ci separi!

Tgcom: Scuola, la Camera conferma fiducia

Mercoledì discussione degli odg

Con 321 voti a favore, 255 contro e due astensioni, la Camera ha dato la fiducia al Governo sul maxiemendamento relativo al decreto Gelmini. Il testo sostituisce interamente il decreto-legge sulla riforma della scuola. Gli ordini del giorno relativi al dl si discuteranno mercoledì, e il via libera finale della Camera al provvedimento (ancora in attesa di essere esaminato dal Senato) è atteso nel tardo pomeriggio di giovedì.

Ecco alcune delle modifiche introdotte dalla riforma:

MAESTRO UNICO:
Abolizione del team di insegnanti alle elementari al posto di un unico docente. A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sara’ reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi. Il decreto prevede che le ore del tempo pieno saranno coperte dallo stesso maestro unico, che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore. Il decreto prevede che per le ore di insegnamento aggiuntive, rispetto all’orario d’obbligo, si possa attingere per il 2009 dalle casse delle singole scuole

GRADUATORIE:
Per l’immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.

RITORNO AI VOTI DECIMALI
Un altro ritorno, ossia quello del voto in pagella alle elementari e alle medie. Nella primaria il voto decimale sara’ affiancato da un giudizio, nella scuola media invece saranno previsti soltanto voti decimali. Nessun pericolo bocciatura per i bambini delle elementari e delle medie con una sola insufficienza. Il testo prevede infatti che nella primaria si arriverà alla bocciatura “solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, con decisione assunta all’unanimita’ dai docenti”, mentre alla secondaria di I grado dovra’ essere d’accordo la maggioranza dei professori.

RITORNO VOTO IN CONDOTTA
Torna il voto in condotta, perche’ come ha spiegato ieri il ministro Gelmini “e’ urgente rispondere al fenomeno del bullismo”. Il decreto prevede la valutazione della condotta che sara’ determinante per il giudizio finale dell’alunno: con il “5″ in pagella, si puo’ correre il rsichio della bocciatura.

LIBRI DI TESTO
Contro il “caro libri” il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).

EDUCAZIONE CIVICA
Ritorna nelle aule lo studio dell’educazione civica: “Cittadinanza e Costituzione”.

EDILIZIA SCOLASTICA
Come annunciato dal ministro Gelmini nei giorni scorsi sono previste risorse destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, impianti e strutture sportive. Nell’articolo 7 bis e’ previsto che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sia assegnato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse periodicamente assegnate per il finanziamento del programma delle infrastrutture strategiche.

SSIS
Gli studenti che frequentano il nono ciclo della Ssis, la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, e attualmente esclusi saranno rimessi in graduatoria in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti

Capisco e comprendo le sommosse, perchè la figura dell’insegnante unica renderà ancora più precaria la situazione dei docenti che tutt’ora già vacillava … e quì il famoso diritto al lavoro tanto sbandierato nella nostra Costituzione che va sempre più in frantumi ad ogni cambiamento di governo. Ma a questo da buoni italiani ci stiamo abituando…E poi sicuramente la Gelmini troverà la soluzione più adatta (????)!!!!!

Però, come dicevo di risposta ad un blog di questa piattaforma (Moderno Diogene), mio figlio di 9 anni è in IV elementare, pertanto il maestro unico per lui sarà qualcosa di sconosciuto. Sino al momento attuale le figure docenti che hanno tappezzato la sua carriera scolastica appena in fieri sono state: maestra di italiano, matematica, religione, inglese, musica, al posto di educazione fisica l’anno scorso gli hanno fatto fare un  corso per altro a pagamento di danza caraibica (pensate a quanto era entusiasta mio figlio!!!) e quest’anno faranno ginnastica creativa…non oso immaginare cosa sia, ma la cosa mi turba alquanto! Insomma ci mancava la bidella, simpaticissima donna, che gli insegnasse i segreti del mestiere e poi il quadro scolastico era al completo! Questo per dire che ho avuto modo di riscontrare che questa moltitudine di figure ha creato non pochi problemi all’intera classe. Ogni disciplina  in linea generale dovrebbe fornire l’aggancio, vuoi storico, vuoi geografico, vuoi mitologico, vuoi religioso, etc, all’altra…ecco in questi 4 anni questa interdisciplinarietà tra le varie materie non si è mai verificata. Ed è questa mancanza di raccordo che ha creato nelle testoline di questi piccoli ometti/donnine un pò di confusione.  Perchè ogni maestra insegnava il suo, senza mai fare correlazioni con il resto delle materie. I bambini si sono così trovati ad affrontare tematiche a puzzle, e sfortuna ha voluto che c’erano sempre pezzi mancanti. Un universo un pò caotico quello attuale per delle menti ancora in fieri. … Con l’insegnante unica questi problemi e le relative lacune non sussisterebbero, o almeno lo spero.

La cosa che non capisco è piuttosto dove riusciranno a trovare queste wonderwoman o super eroi di maestri/e, visto che le ore a tempo pieno aggiuntive le dovrà pur sempre coprire lo stesso insegnante unico…Ma quì la Gelmini e il Silvio nazionale coi loro super poteri riusciranno ad inventarsi qualcosa…Forse hanno in mente una nuova razza superiore di uomini/donne???

Altra cosa che non comprendo è il fatto che le scuole attingeranno alle loro finanze per pagare i rientri pomeridiani…ma dove stà sto pozzo cui attingere??? La Gelmini ha la visione un pò bucolica della vita scolastica….forse dovremmo chiamare dei rabdomanti!!! Chissà…

Non approvo il giudizio espresso in voti a bambini delle elementari, anche se affiancato da un giudizio complessivo. Lo stò  vivendo sulla pelle di mio figlio che ha già molte ansie al riguardo. Ieri ha preso il primo nove in scienze, però  questo lo preoccupa: e se la prossima volta sarà molto di meno? Un conto il bravo, bene, benino o il potevi fare di più, un conto un numero che ti cataloga e nella mente di un bambino delle elmentari questo può essere traumatico.

D’accordo sulla reintegrazione dell’educazione civica. Lo ritengo qualcosa di necessario, si inizia da piccoli a diventare uomini/donne. E il risultato migliore si ottiene se già nell’età dello sviluppo coscienziale uno ha chiaro quello che nella società è giusto o non giusto fare.

D’accordissimo anche sulle graduatorie su base provinciale, visto che mio figlio si trova un’insegnante di italiano del nord che varie volte ha mostrato sufficienza per il fatto di dover insegnare a Roma, da lei concepita come un’universo di barbari (e quì aggiungerei anche lei alla lezione di educazione civica!).

Libri di testo: io ho tre fratelli, praticamente ce li tramandavamo..ormai era come se fossimo gli apostoli e i libri il vangelo! Tuttavia ho da recriminare il fatto che mentre ai miei tempi i libri erano dei veri libri, seri, a mio figlio gli è toccato studiare a quiz, sì perchè ora non si fanno i compiti, ti siedi, tiri fuori il libro e ti trovi catapultato nella trasmissione de “Il Milionario”! Per non dire poi che a 5 anni gli hanno fatto studiare a memoria una poesia di Pablo Neruda ( per carità autore di tutto rispetto) Ma Rodari??? Che fine ha fatto??

Necessario anche un piano per la sicurezza nell’edilizia scolastica…nel nostro plesso le scuole sono non in completo degrado ma ci si avvicinano di parecchio…Quindi ben venga qualsiasi forma mirata ad avverare questo che fino ad ora è stato un semplice sogno!

Ritorno del voto in condotta: d’accordissimo, visto che spesso la famiglia è latente, è giusto che la scuola faccia rinsavire e prendere coscienza ai genitori, che vedendosi un figlio a rischio bocciatura per un voto in condotta, forse qualche domandina in più se la pongono sull’educazione della propria creatura…

Comunque sia..staremo a vedere, come in tutto ci sono i pro e i contro, ai piosteri l’ardua sentenza!

Il piacere

Posted in I miei pensieri con i tag on Ottobre 9, 2008 by isabellaricci

La sua mano scivolava lentamente sulla sua pelle.
Con la bocca disegnava il suo desiderio sul morbido velluto della passione.
Era un momento.
Un interminabile momento.
Un qualcosa che alla luce del mattino sarebbe scomparso
come le ombre dietro una figura.
Ma a lei non importava.
Quel momento doveva solo essere indiscriminato piacere,
perchè il piacere la faceva sentire viva.
Nulla importava che chiusa quella porta,
col calore del sesso che impregnava ancora le lenzuola di fresco lino bianco,
sarebbe stata di nuovo in cerca di sè stessa.
Ogni giorno che finiva era un’addio.
Ogni addio era un muro da scalare.
Ogni muro da scalare si avvaleva dei gradini della sua Anima.

Isabella Ricci

Sfida senza regole. Al Pacino e Robert De Niro

Posted in Cinema con i tag , , on Ottobre 9, 2008 by isabellaricci

Regia :Jon Avnet ;interpreti : Robert De Niro (Detective Tuk), Al Pacino (Detective Rooster), Curtis “50 Cent” Jackson (Spider), Carla Gugino (Karen Corelli), John Leguizamo (Detective Perez), Donnie Wahlberg (Detective Riley), Rob Dyrdek (Rambo) ;

Trama da film poliziesco classica, però al contrario. Si parte da quella che forse è la fine, per arrivare all’inizio. Il gioco dei passaggi del tempo è stato ben concepito. Non c’erano anelli mancanti nella trama. Due grandi protagonisti del cinema mondiale finalmente insieme. Grandi attori, perfetti interpreti. Forse ci si aspettava di più, però, per i veri appassionati come me, è stato comunque un sogno realizzato: quello di vederli recitare insieme. Colpevole piuttosto una regia poco presente e una trama che dell’innovativo aveva poco.

Turk e Rooster, dectective da trentanni in una New York dai toni foschi e scabrosi. Una lotta tra generazioni investigative: due veterani come loro e due c.d. pivelli, con l’istinto di prevaricazione a tutti i costi pur di primeggiare. Un’unico personaggio femminile: una loro collega del CSI, con gusti sessuali molto particolari:  pensare che era De Niro a doverglieli soddisfare, lui, di una certa età, lei giovane donna con appetiti fuori del comune, ecco, questo,  a livello del mio  immaginario sessuale non è che mi è piaciuto molto!

Il caso: un serial killer, un giustiziere, che si accanisce contro la feccia criminale lasciando ad ogni delitto un biglietto con una poesia in rima a motivazione del suo gesto. Presente il tema “moralistico”: fin dove si può arrivare per giustificare sè stessi di fronte alla propria coscienza per un atto che comunque, anche se rivolto contro chi moralmente lo meriterebbe, è criminale”. Il lait motif del film era questo infatti, tanto per citarne una frase: “La maggior parte della gente rispetta il distintivo. Tutti rispettano la pistola”. Si inizia con la consapevolezza che senza il nostro gesto “purificatore” il mondo rimarrebbe infangato fino al midollo nella feccia criminale, però poi si finisce per salire su di una giostra dalla quale non si riesce più a scendere e ogni cosa allora diviene lecita.

Nel complesso la pellicola è piacevole, ma il tutto lo deve alla presenza dei due mostri sacri del cinema, che, anche se un pò sottotono, sono pur sempre due grandi interpreti. Si poteva giocare di più sui risvolti psicologici dei protagonisti. Invece si è fatta pesare di più l’attenzione sulla concorrenzialità tra investigatori dello stesso distretto ma di esperienza diversa. Comunque posso ritenermi soddisfatta. Tocca a voi ora!

Isabella Ricci